SADHANA: LA PRATICA SPIRITUALE DI BABAJI

Il Sanatana Dharma (Religione Eterna) è una tradizione antichissima, secondo la quale il dolore e la sofferenza umana sono prodotti solo dalla nostra ignoranza e dalla nostra separazione dalla Legge Eterna. Devoti e ricercatori spirituali praticano disciplina e purificazione vivendo una vita spirituale, chiamata Sadhana e che ha l’obiettivo di riunirsi con il Divino. La disciplina insegnataci da Babaji ci offre libertà, la vera libertà dello spirito.

Durante la pratica e il processo di trasformazione, tutti i problemi e le negatività che sentiamo, ed ogni resistenza con la quale dobbiamo confrontarci è un insegnamento, e ci mostra il potenziale di guarigione e purificazione che porta con sé. La nostra devozione a Dio, il compromesso con la Sadhana, la fede in Babaji e nella Via che ci ha mostrato, ci aiuta ad uscire dall’illusione che ci impedisce di realizzare e riconoscere la Verità. L’unico requisito è arrendersi al processo.

Con l’adorazione dello Spirito e dell’Energia di Haidiakhandi, possiamo ricevere la benedizione di Babaji. La Sadhana di Haidakhandi utilizza per la trasformazione sia lo spirito che la natura. I diversi metodi di purificazione che si utilizzano coinvolgono i cinque elementi (terra, acqua, fuoco, aria ed elementi sottili che veicolano l’Energia Divina) per farci guarire ed ascendere verso la nostra intrinseca Divinità. Attraverso il controllo degli elementi acquisiamo il potere spirituale per controllare la nostra natura, dato che siamo fatti anche noi degli stessi cinque elementi. Quando la nostra natura obbedisce al nostro spirito, riusciamo ad essere uno con il Divino, e capaci di servire il mondo come strumenti di Dio. Bhole Baba Ki Jai!

LA PRATICA QUOTIDIANA ALL’ASHRAM

La Sadhana di Babaji all’ashram di Cisternino

Orari dell’ashram. I seguenti sono gli orari delle pratiche del Karma Yoga, delle preghiere e della vita quotidiana che si svolge all’ashram di Cisternino durante tutto l’anno. Gli orari sono collegati al sorgere ed al tramontare del sole, e sono quindi soggetti a leggere variazioni a seconda delle stagioni.

Il bagno del mattino. Svegliarsi presto al mattino e lavarsi aiuta ad allinearsi con il ritmo della natura. Ci aiuta ad eliminare la pigrizia subcosciente e l’inerzia a livello fisico, e ci prepara per le attività di devozione e meditazione del mattino. Lavarsi al mattino è la prima pratica di purificazione della giornata. Disciplina nella pulizia è un elemento di base del percorso spirituale, e parte dal corpo fisico.

Meditazione. I migliori momenti per la meditazione sono le ore tranquille del sorgere del sole e del tramonto. Shri Babaji ci ha introdotto ad una tecnica di base di meditazione, fare “japa”, che significa ripetere il mantra del nome di Dio. Il mantra che Babaji ci ha dato è Om Namah Shivay, che significa “Mi inchino al Signore Shiva”. Un mantra semplice ma pieno della potenza del Suo spirito. Concentrancoci sul nome del Signore, le nostre menti si purificano da tutti i pensieri negativi e fuorvianti, trovando pace nella Coscienza Divina e nell’energia che ne scaturisce.

Chandan. Il chandan rinforza la presenza dell’Energia Divina direttamente sulla nostra fronte. La pasta di sandalo gialla rinfresca la mente, il kumkum rosso si appone sul terzo occhio, e il riso simbolizza la purezza dell’anima.

Aarti e Kirtan. L’Aarti è il cuore della pratica spirituale dell’Ashram, perchè è un mezzo di venerare Babaji e allo stesso tempo sentire la Sua presenza viva nella comunità. Praticare l’Aarti insieme ci armonizza su uno scopo comune. I canti devozionali (Kirtan e bhajans) sviluppano amore per il Divino, aprendo il nostro chakra del cuore. Aarti e Kirtan sono l’essenza della Bhakti Yoga, la Via della Devozione insegnata da Babaji.

Meeting e Satsang. Le nostre riunioni si chiamano Satsang, che letteralmente significa “riunione per la Verità”. E’ un momento in cui ascoltiamo e riflettiamo sulle parole e sul messaggio di Babaji, per ricevere una dose quotidiana di ispirazione. Durante le riunioni organizziamo il lavoro, e c’è anche spazio per condividere, un modo per supportarci reciprocamente nella crescita e nel lavoro che si affronta insieme come gruppo.

Karma Yoga. Karma Yoga è il percorso di “meditazione in azione“ e il primo insegnamento di Babaji come via di liberazione. Offriamo il nostro lavoro a Dio, ripetendo costantemente il Suo nome, e offrendo il nostro lavoro come servizio. Il Karma Yoga è “amore in azione” e, come Shri Babaji ha detto, servire l’umanità è servire Dio. Lavorare insieme per uno scopo comune crea unione, amore e pace nella comunità. Quando eliminiamo pigrizia e resistenza, l’energia creativa inizia a muoversi attraverso i nostri corpi e le nostre menti, rendendoci strumenti del Divino.

Silenzio e riposo. Completiamo la giornata in silenzio dopo l’Aarti serale e la cena. Il silenzio è un grande maestro, e la vera forza spirituale si sviluppa nel silenzio della sadhana. Rimanere in silenzio la sera, oltre a non disturbare gli altri, ci permette di integrare meglio le esperienze della giornata.

Regole per la pratica quotidiana all’ashram

Alle persone che vengono all’ashram di Babaji a Cisternino per un ritiro spirituale si chiede di seguire e di rispettare questa pratica affinché possano trarre il massimo del vantaggio dalla loro permanenza, e l’ashram possa essere mantenuto vivo nello spirito dell’insegnamento del Maestro.

Lavare i propri vestiti e pulire ogni giorno la propria stanza. La pulizia è la base di ogni pratica spirituale ed è responsabilità di ognuno mantenere il luogo il più bello e pulito possibile. Un posto pulito è specchio di amore e riflette il nostro stato interiore.

Si richiede di tenere un abbigliamento e linguaggio appropriati per un centro spirituale, e di osservare il silenzio nei pressi del Dhuni e del tempio.

In India è tradizione che durante le mestruazioni le donne non entrino nei templi, nella cucina, nel dhuni e nei luoghi sacri per quattro giorni. In questo periodo le donne attraversano un periodo di purificazione ed è per questa ragione, oltre che per motivi igienici, che viene loro richiesto di rispettare questo uso anche a Cisternino.

Nell’area dell’ashram è severamente proibito l’utilizzo di fumo e di droghe e se ne sconsiglia l’uso anche all’esterno. La droga blocca i canali sottili e Babaji ci ha insegnato che essa non ha posto in una vera sadhana, per chi si incammina su un percorso spirituale.

Si richiede di non avere rapporti sessuali all’interno dell’ashram. Ciò serve per concentrare tutta l’energia sulla sadhana e per imparare a disciplinare le nostre azioni. Un periodo di castità, anche breve, ci purifica trasformando l’energia sessuale in energia spirituale.

Occorre lavarsi le mani e la bocca ogni volta che si mangia qualcosa; prima delle preghiere occorre essere a digiuno.

Nell’ashram il cibo viene offerto alle divinità nel tempio, prima di essere offerto agli ospiti e residenti; tale atto è simbolico e rappresenta l’offerta della nostra vita a Dio. Il cibo quindi viene benedetto e, offerto così, è ancora più salutare e benefico.

La cucina è considerata come un tempio e pertanto in essa accede solo chi ha il sacro compito di preparare il cibo.

SIGNIFICATO DELLE PRATICHE SPIRITUALI PRINCIPALI

AARTI

L’Aarti rappresenta il cuore della pratica spirituale dell’Ashram, perché è il mezzo per pregare Shri Babaji e mantenere viva la Sua presenza nella comunità; cantare insieme crea armonia fra le persone, unendole in un’aspirazione comune.

Sviluppa devozione, aiutando ad aprire il centro del cuore ed è la base del Bhakti Yoga, insegnatoci da Shri Babaji: “Cantate sempre il nome di Dio. Cantando i mantra, il loro suono si sparge attorno e meditate così anche per gli altri, non solo per voi stessi. Si può combattere ogni guerra nel mondo attraverso i mantra”.

BAGNO

Alzarsi presto al mattino e fare la doccia ci pone in sintonia col ritmo della natura e ci aiuta a vincere pigrizia ed inerzia. Il bagno, inoltre, ci prepara per la meditazione mattutina e serale. Alzarsi e lavarsi è la prima pratica di purificazione della giornata e la pulizia è la base preliminare della disciplina spirituale, che inizia dal nostro corpo.

CHANDAN

Il chandan è un segno fatto con la pasta di sandalo sulla fronte. Rappresenta la presenza dell’Energia e della Luce sulla nostra fronte, ed ha inoltre un effetto rinfrescante.

Il chandan usualmente viene materialmente fatto dal pujari prima delle cerimonie, e apposto sulla fronte di tutti i devoti presenti.

DHUNI

Il Dhuni è la fossa dove viene acceso il fuoco sacro. Alcuni Dhuni sono perenni, cioè una volta accesi, non vengono più spenti. Il modello di Dhuni che Babaji ha costruito a Herakhan, (lo stesso presente a Cisternino) ha otto lati e simboleggia le otto braccia della Madre Divina e anche il chakra del cuore. Alimentando il fuoco e meditando su di esso, alimentiamo anche il nostro cuore e bruciamo tutte le impurità che coprono la luce interiore. Lo Yajna o Havan, è considerato un mezzo efficace per comunicare con l’energia divina ed è celebrato per mantenere l’equilibrio fra gli elementi della creazione e per armonizzare tutti i piani dell’esistenza. Un’antica preghiera sanscrita recita:

OM Offro allo spirito del fuoco meriti e colpe.

A questo fuoco offro i miei sensi fisici

E uso le mie emozioni come veicolo del sacrificio.

I mantra recitati durante una cerimonia del fuoco creano mutamenti nell’atmosfera, influenzando profondamente anche la psiche umana. I suoni dei mantra contengono l’essenza e il potere spirituale delle divinità, poiché, secondo la scienza yogica, la vibrazione del suono delle varie lettere, ha una corrispondenza esatta con gli elementi del cosmo e del corpo umano.

Si accede al Dhuni dopo aver fatto la doccia, a piedi scalzi ed indossando abiti lunghi. Il fuoco può essere toccato solo dal pujari e non è possibile gettare nel fuoco alcuna cosa. La cenere ha proprietà curative ed è possibile richiederla al pujari.

HAVAN e RITUALE DEL FUOCO

L’Havan è la cerimonia del fuoco. Nella tradizione vedica il fuoco viene adorato come forma del divino. Partecipare all’Havan trasforma l’energia materiale e grossolana in energia sottile e arreca pace ed armonia tutt’intorno mutando l’aura psichica e magnetica. Il fuoco (Agni) è un simbolo di trasformazione e rappresenta la fiamma della nostra aspirazione che brucia nel centro del cuore. Meditando sul fuoco impariamo a concentrarci sul Divino nella Sua forma di Luce.

Il rituale del fuoco è parte dell’insegnamento di Babaji; l’antico culto è stato osservato non solo in India, ma anche in molte civiltà precristiane: Impero Romano, Incas, Sumeri, Tibetani, e in tutte le culture tribali del pianeta. Il fuoco in India viene considerato una sostanza sacra, un elemento di unione fra il mondo visibile e quello invisibile, una energia di trasformazione della materia.

Il culto del fuoco è uno dei motivi dominanti nelle scritture dei Veda. Il sacrificio al fuoco viene vissuto come un rito magico, durante il quale vengono fatte delle offerte agli Dei, per assicurare la continuità delle condizioni favorevoli al genere umano. Oltre a ciò, vengono attribuite ad Agni importanti funzioni. Egli è insito in ogni essere, è il sacerdote degli Dei e il Dio dei sacerdoti. È l’ospite onorato in ogni casa, che, con la propria luce, allontana i demoni dell’oscurità. Nascendo di nuovo insieme a ogni fuscello di legna, è perennemente giovane e quindi immortale. Il fuoco della pira funeraria è poi l’altare del morto, l’ultima offerta ad Agni. Garhpatya è il nome del fuoco domestico, il fuoco sacrificale della famiglia, che si trasmette di padre in figlio, costituendo così un profondo legame fra le generazioni e stabilendo il rapporto con il Divino. Il fuoco è luce e quando la luce arriva durante la meditazione, scende dall’alto e accende dal di sotto il fuoco della Kundalini. La sostanza che si libera attraverso questo processo arriva al corpo e lo invade, avviene l’unione Dio-uomo, cielo-terra.

Entrando in contatto con il fuoco come elemento purificatore, esso comincia a rivelare i suoi segreti, e ci permette di comprendere la relazione fra microcosmo e macrocosmo, in cui tutte le manifestazioni fisiche sono viste come parti di un continuo processo di mutamento dell’energia. Il fuoco diventa lo strumento di una trasmutazione alchemica.

Al fuoco vengono offerti vari elementi, quelli che mantengono la nostra vita, la quale viene simbolicamente offerta a Dio. Vengono così posti nelle fiamme riso, orzo e semi di sesamo; questi ultimi costituiscono la preghiera di eliminare anche i più piccoli semi karmici dalla nostra mente. Vengono anche offerti: acqua, latte, yoghurt, zucchero, burro fuso, miele, frutta, frutta secca, certe foglie, incenso, profumo e una noce di cocco che simboleggia l’abbandono del nostro ego.

Shri Herakhandi Babaji ha spiegato il significato della cerimonia del fuoco, dicendo: “Vi spiego il significato dello Yajña. L’Havan porta pioggia, che porta grano. L’origine della creazione sboccia dall’Havan. L’Havan è la vera Forma degli Dei; qualunque cosa offriamo all’Havan va direttamente agli Dei che stiamo invocando. Praticando la cerimonia dell’Havan, i partecipanti ottengono felicità e il piacere della vita, sviluppando buoni pensieri ed amore l’uno per l’altro.

Il fumo dell’Havan distrugge i germi dell’atmosfera, mentre i batteri buoni, quelli utili alla vita, crescono in esso. Questo aumenta la prosperità per tutto il mondo. Prima di iniziare ogni pratica, dovreste capirne il significato. Potete meravigliarvi del perché si accenda il fuoco e si sprechino tante cose buttandocele dentro, ma questo ha un grande significato: la Creazione ha avuto origine da questo”.
(Da “The Teachings of Babaji”, 22 Dicembre 1983)

KARMA YOGA

Il lavoro come yoga è il cammino della meditazione nell’azione. Insegnatoci da Babaji, è la base della nostra vita insieme nell’ashram.

L’essenza del karma yoga è imparare ad offrire le proprie azioni al Divino in tutto quello che si fa, ripetendo costantemente il mantra mentre si lavora. Il karma yoga ci insegna anche il lavoro come servizio agli altri ed il lavoro fisico e manuale è un training di semplicità ed umiltà.

Il karma yoga è amore messo in pratica ed un potente strumento per vincere la pigrizia, l’egoismo e le nostre resistenze fisiche e mentali. Quando ci apriamo, permettiamo all’energia creativa di fluire attraverso di noi, usandoci come strumenti del Divino.

Babaji spesso ci ricordava: “In questo mondo si può ottenere tutto attraverso il duro lavoro”. “Parlate meno e lavorate di più, questa è la base della pratica spirituale. Ripetete tutto il tempo il nome di Dio“.

MEDITAZIONE

Le ore dell’alba e del tramonto sono le più adatte per la meditazione. Babaji ha dato a tutti una pratica fondamentale: la ripetizione del mantra OM NAMAH SHIVAYA, che letteralmente significa: mi inchino a Shiva.

Concentrandosi sul nome di Dio ci si libera da tutti i pensieri negativi ed inutili e la mente trova la pace e l’esperienza interiore del Divino.